La storia di un profugo

Oggi vorrei raccontare una storia, ambientata nell’Europa del XX o del XXI secolo, non importa molto. Tutto comincia con una giovane coppia che lascia la propria casa per fuggire alla guerra, alle persecuzioni e naturalmente alla povertà seguita alla guerra: il paese da cui scappano è la Polonia, la guerra è quella del ’14 -’18 e il paese scelto per costruire una nuova vita sarà il Belgio; qui, nel 1924 hanno il primo figlio, Adolphe, che più avanti sceglierà di chiamarsi Ralph. Nemmeno il tempo di iniziare il racconto e arriva una nuova guerra: la giovane coppia non è solo polacca ma anche ebrea e, con l’arrivo dell’esercito nazista, non c’è scelta se non divenire nuovamente profughi, attraversare il mare con un’imbarcazione di fortuna, da Ostenda a Dover, proprio nei giorni della battaglia di Dunkirk, su una nave stracarica e con gli aerei della Luftwaffe che danno la caccia alle navi in fuga lungo tutto il Canale. Due adulti e due bambini, che sfidano l’annegamento, la povertà e i gli aerei tedeschi perché solo in questo vedono una speranza per il futuro.

Londra, I.o.E., 17 gennaio 2015, l'autore dell'articolo con Ed Miliband a margine della Fabian new year conference 2015

Londra, I.o.E., 17 gennaio 2015, l’autore dell’articolo con Ed Miliband a margine della Fabian new year conference 2015

Superata la Manica verranno accolti in qualche modo, sperimentando sia la solidarietà di alcuni, sia l’antisemitismo di altri. Così come la miopia di chi crede che non valga la pena fare una guerra per difendere il Belgio o la Francia dai nazisti che, in fondo, non avevano attaccato l’Inghilterra per primi. O di chi pensa che, con una guerra in corso, non ci sia spazio per accogliere profughi.

Ma il giovane Ralph non è tipo da farsi scoraggiare: impara l’inglese, finisce la scuola e parte volontario con la Royal Navy, da straniero, con l’idea di aiutare a liberare il paese dove è nato e nel quale, ironicamente, è ancora considerato straniero.

Ralph, che negli anni successivi si opporrà con forza a nuove guerre, fa il suo dovere di marinaio di leva e ne viene ricompensato con la cittadinanza britannica, nel ’46 si iscrive alla London School of Economics, l’università privata creata decenni prima dai sindacati e dalla Fabian Society per dare al Regno Unito una scuola che contribuisse a cambiare l’ideologia imperiale della Gran Bretagna del capitalismo ottocentesco. Diviene così professore di filosofia e di scienze politiche, divenendo negli anni ’60 uno dei principali filosofi inglesi; oltretutto un filosofo particolare: marxista, rivoluzionario, fra le voci più forti di quella che doveva venire ricordata come la New Left britannica.

Un “ospite” che inneggia alla rivoluzione? Sì, eppure nessuna persona di buonsenso lo accusa di essere uno straniero che dovrebbe ringraziare per l’ospitalità, anziché inneggiare al sovvertimento della monarchia. A pochi anni dal suo arrivo temerario Ralph è un cittadino come un altro, sia per chi condivide le sue idee, sia per chi le osteggia.

Ralph Miliband morirà per problemi cardiaci nel 1994, troppo presto per sapere che suo figlio maggiore David sarebbe divenuto Segretario del Foreign Office (ministro degli esteri) o che il minore, Ed, avrebbe fatto il leader dell’opposizione per 5 anni, dimettendosi solo dopo aver sfiorato la possibilità di diventare Primo Ministro.

Negli ultimi tempi ho ripensato molto a questa storia, è simile per alcuni aspetti ad altre che hanno avuto impatto sulla politica mondiale degli ultimi anni: l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, l’ex segretario di stato USA Madeleine Albright, l’ex vicecancelliere tedesco Philipp Roessler, hanno tutti un passato che nasce da storie di profughi e rifugiati di guerra. E già questo ci interroga: probabilmente nascere lontani dal proprio paese per effetto dell’ingiustizia spinge a impegnarsi per il bene comune, o forse il fatto di partire svantaggiati dà motivazioni addizionali per cercare di recuperare il terreno perduto? Interrogativi che restano validi anche nel caso in cui si sia particolarmente critici verso le politiche che questi uomini e donne si trovano poi a interpretare.

Personalmente i Miliband li ho conosciuti un po’ più degli altri, prima leggendo i libri di Ralph, poi trovandomi a far causa comune, molto parzialmente, con Ed che mi è anche capitato di incontrare due volte a Londra.

Incontrandoli, materialmente o nelle letture, non ho mai potuto fare a meno di pensare a quanti come loro, oggi, affidano il proprio destino alla clemenza del mare, alla dubbia abilità di piloti improvvisati di barconi, a trafficanti di profughi tra le rive del Mediterraneo. Quanti Miliband abbiamo perduto nell’ultimo naufragio nel canale di Sicilia? Quanti altri abbiamo perso non “accogliendoli a casa nostra”, come fecero gli inglesi e altri in momenti diversi?

Quanta vita, energie e intelligenze vengono sottratte al nostro futuro in queste stesse ore? E, soprattutto, quand’è stato che la nozione, un tempo ovvia, che i profughi devono essere assistiti, si è riempita di “se” e di “ma”, per giungere addirittura ai demenziali eccessi dei respingimenti in mare o dei blocchi navali? Alla truce contabilità sul numero di miglia marine oltre le quali non è più necessario effettuare salvataggi, o alla folle preoccupazione di politici locali che temono di essere messi in crisi da poche decine di persone.

Ed Miliband, sfidando il clima anti immigrazione montante anche nel suo Paese, in piena campagna elettorale, dichiarò che non è pensabile ritenere che accogliere i profughi sarebbe una sorta di incentivo a farli partire dai propri paesi, poiché un simile ragionamento equivarrebbe a dire che farli morire in mare sarebbe un possibile e accettabile disincentivo, “credo che noi tutti siamo migliori di così”, concluse.

La storia delle elezioni gli ha dato torto? Forse no, visto che il suo avversario ha vinto principalmente in zone rurali e periferiche, dove gli immigrati si vedono di rado e i profughi solo in Tv, però certo la sua sconfitta porta con sé anche il ritiro della proposta di mandare la marina britannica ad effettuare missioni di salvataggio nel mediterraneo. Una proposta che, per inciso, sarebbe andata anche nella direzione di aiutare i paesi di confine, come l’Italia da tempo chiede.

Non devo, al termine di questa lunga lettera, trarre alcuna conclusione, credo che i fatti da soli insegnino qualcosa, spero solo che noi tutti troviamo, da qualche parte, la capacità di dare ascolto alla realtà prima ancora che ai sentimenti.

Cordialmente, Mauro Sabbadini

Vicepresidente Provinciale Arci

Eufemismi Cantellesi [parte seconda]

[qui la prima parte]

 

Continuiamo a commentare il dibattito:

[il Sindaco] dice di comprendere che la minoranza insist[a] sul tema per avere una smentita ufficiale, ma la linea decisa dalla maggioranza premiata dagli elettori è quella di non dare un peso eccessivo a tutte le affermazioni false e tendenziose fatte contro di essa in campagna elettorale”.

 

La Pardà

La Pardà

Questa frase può apparire dotata di qualche significato solo nell’Italia berlusconiana e grillina degli ultimi anni, vediamo nel dettagli:

 

  1. il sindaco dice di non voler smentire ufficialmente ciò che poco prima aveva smentito ufficialmente
  2. la linea decisa dalla maggioranza è di non smentire le affermazioni false? Forse dobbiamo dedurne che smentirebbero quelle vere?
  3. la maggioranza premiata dagli elettori” è il soggetto che risponde? Credevamo fosse il sindaco di tutti i cittadini, non elettori e sostenitori delle minoranze compresi, immagino faccia piacere prendere il 68% ma non si sminuisca il sindaco: oggi lui rappresenta il 100% dei cittadini ed è a loro tutti e tutte che deve rispondere
  4. che un’affermazione sia falsa e tendenziosa è tutto da dimostrare e, in attesa che tale dimostrazione si manifesti, chi viene ingiustamente accusato di aver detto il falso ha tutti i diritti di sentirsi diffamato.
  5. Da ultimo andrebbe sommessamente sottolineato che non solo il sottoscritto non faceva campagna elettorale (non ho mai dichiarato per chi avrei votato e le mie critiche anche all’altra compagine sono note) anzi, per la verità, l’ultima volta che ho fatto campagna a Cantello l’ho fatta proprio per l’attuale amministrazione; ora io sostengo che l’amministrazione ha tradito le premesse da cui è nata per le ragioni che ho dettagliatamente descritto e per ciò me ne sono allontanato; il Sindaco sembra sostenere che io usi quegli argomenti in modo strumentale per attaccarlo, perchè sono diventato un suo oppositore senza ragione e senza averne un interesse politico elettorale di sorta. Cioè lo attaccherei strumentalmente, quindi per interesse, ma senza averne né motivo né interesse… Giudichi il lettore la plausibilità di tale linea argomentativa.

 

Da ultimo mette conto sottolineare un fatto piccolo ma rilevante: il consigliere che ha presentato l’interrogazione dice, in sostanza al Sindaco: bene, non rispondi sulle polemiche, ma qui è il rappresentante di un’associazione che fa delle osservazioni, e lo fa a resoconto di un atto ufficiale di quell’Associazione.

 

Difficile dare torto all’osservazione del consigliere Soprani, direi che ignorandola, o ancor prima dimostrandosi non in grado di comprenderla, l’Amministrazione tratteggi esattamente quale sia il suo atteggiamento verso le Associazioni in genere.

 

Di nuovo: giudichi il lettore se questo contribuisca o meno a corroborare il senso del resoconto fatto nel famoso articolo su questo blog.

seguirà una “terza parte” in cui tornerò sul merito del PGT

Eufemismi Cantellesi [parte prima]

Il Consiglio Comunale di Cantello ha dedicato, lo scorso 22 agosto, alcuni minuti alla discussione di un mio scritto attinente la complessa fase che ha condotto il Comune ad approvare, con minima trasparenza e inesistente consultazione pubblica, il Piano di Governo del Territorio (PGT) attualmente in vigore. Piano che è certamente il peggiore fra quelli adottati nei comuni dell’area Varesina.

 

La discussione è nata da un’interrogazione presentata dal gruppo consiliare di minoranza e l’intero dibattito si è sviluppato senza che nessuno prendesse contatti con me; ovviamente questo atteggiamento è del tutto legittimo, visto che non faccio parte del Consiglio, tuttavia si è toccata anche l’ipotesi di “azioni legali” nei miei confronti e, sinceramente, trovo inquietante il fatto che un’istituzione della Repubblica possa dibattere un’azione di questo tipo senza che nessuno si senta in dovere di interpellare la persona che eventualmente ne subirebbe le conseguenze.

 

Fatta questa premessa voglio qui tornare sui temi di merito posti dall’interrogazione e dell’articolo da cui la si è voluta far partire.

 

Dice il testo dell’interrogazione” se le affermazioni contenute nel blog corrispondessero al vero, ciò rappresenterebbe un autentico problema per la correttezza e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica”, ovviamente come autore di quel testo il mio punto di vista sulla “corrispondenza al vero” delle affermazioni è ovvio, la successiva deduzione sul fatto che ciò rappresenti un problema è anch’essa condivisibile.

 

Il Sindaco, a un certo punto, risponde quanto segue:” sment[isce] categoricamente i fatti contenuti nel post e asser[isce]invece che le Associazioni hanno espresso i loro pareri in maniera del tutto indipendente ed autonoma, dettando anzi delle prescrizioni, di cui si è tenuto conto in sede di approvazione definitiva del PGT”, nel mio post questo stesso passaggio sulle prescrizioni accolte era descritto così “ [un'Associazione] aveva già scritto la sua osservazione, curiosamente benevola, curiosamente centrata sull’eliminazione di alcuni aspetti la cui eliminazione era già stata decisa. ”, giudicherà il lettore se si tratti di smentita o della mera descrizione in termini eufemistici degli stessi fatti. Io mi limito ad osservare come, di fronte a un PGT contenente oltre una ventina di Piani di trasformazione, fra cui una nuova area industriale al posto di 80 ettari di terreno agricolo e di valore paesaggistico, le osservazioni presentate e accolte riguardassero soltanto piccole correzioni a interventi marginali sulla cui cancellazione del resto non mi pare abbiano fatto opposizione nemmeno i proponenti (cioè chi aveva chiesto di rendere edificabili i propri terreni).

 

il pian grande di Cantello, area sacrificata dal nuovo PGT

il pian grande di Cantello, area sacrificata dal nuovo PGT

Riassumendo in termini ancora più chiari: il PGT getta le basi per il maggiore consumo di suolo nella storia di Cantello, accoglie e riprogramma tutte le ipotesi contenute nel vecchio piano regolatore di quasi trent’anni prima ( e già qui uno direbbe: se non si sono fatte in 30 anni perché insistere?) e le osservazioni “critiche” sono tutte su aspetti marginali e piene di complimenti? Certo, nulla vieta che si tratti di casuale “corrispondenza d’amorosi sensi”.
[continua qui]
Il testo dell’interrogazione e la risposta

 


 

Democrazia alla cantellese

Credo sia decisamente passato troppo dall’ultimo post ma un blog, almeno finchè le pagine restano online, non muore solo perché non è aggiornato ( e infatti anche ieri ha avuto qualche visita), oggi ho bisogno di raccontare una storia e lo riattivo.
cantello

Questo bisogno mi nasce per rispondere a quanti mi hanno chiesto conto del motivo della rottura (per alcuni annunciata, per altri sorprendente) con l’amministrazione comunale di Cantello.

Tale rottura politica segue a molti mesi di disaccordi e crescenti incomprensioni, nate prima da divergenze su singole questioni (a mio parere mal sopportate dall’amministrazione) culminate poi col dissenso netto sul PGT (lo strumento urbanistico).

Qui racconterò, da una prospettiva soggettiva, la fase che ha fatto precipitare i rapporti; vorrei mettere però ancora due premesse alla discussione: 1) non è un post politico ma di cronaca, dirò come sono andate le cose e basta 2) è un post soggettivo, immagino che altri le abbiano vissute diversamente, io posso solo promettere di fare il possibile per restare fedele ai fatti come li ricordo. Cominciamo.

Antefatto:
fin da ben prima delle elezioni del 2009, con un gruppo variegato di persone, cominciamo a lavorare ad un’ipotesi di lista civica per il Comune di Cantello; io ci sono fin dall’inizio, sono fra i primi (credo il secondo assoluto) a proporre il nome dell’attuale sindaco quale candidato, partecipo alla definizione del programma, alla raccolta fondi, faccio il sito web, scrivo comunicati stampa, distribuisco volantini, decido io di non candidarmi per molte ragioni che non trovo qui utile ricordare ma che considero ancora valide.

Le elezioni si vincono e, da subito, i rapporti tra eletti e “militanti” cominciano a mutare, niente di male; anzi ovvio sotto certi aspetti. Però col tempo la consultazione rallenta moltissimo, tanto da arrivare a molti mesi prima di fare una riunione tutti insieme.

Qui, ovviamente, siccome ognuno di noi ha le sue idee i punti di vista si divaricano su varie cose, purtroppo però accade anche che le email con proposte, suggerimenti o richieste vengano sempre più viste con fastidio, ignorate o fatte oggetto di polemica.

Si arriva al novembre 2012 con la presentazione del Piano di Governo del Territorio, a tale scopo l’Amministrazione convoca una riunione con “la maggioranza” che aveva sostenuto la lista. Io vengo invitato ma mi trovo in Spagna e non posso partecipare, la riunione però va male, sorgono polemiche e disaccordi, anche piuttosto accesi (come mi viene riferito da più parti).

Al mio ritorno l’Amministrazione mi chiede un incontro, sostanzialmente contando di utilizzarmi come mediatore, nell’incontro mi vengono esposti i vari problemi, l’atteggiamento è dialogante, io e altri decidiamo di andare al confronto.

Si arriva così alla presentazione pubblica del PGT, in sala consiliare, alla presenza delle parti economiche e sociali; visto che c’è questa trattativa in corso io intervengo pubblicamente a nome di tre associazioni e rendo una dichiarazione concordata: Arci, Legambiente e Comitato Civico Salviamo la Pardà sono insoddisfatte del PGT ma credono alla disponibilità dell’Amministrazione di migliorarlo e rinunciano quindi a esporre le critiche in attesa di chiarimenti.

Seguiranno altri incontri, più o meno cordiali ma sempre caratterizzati dal rifiuto dell’Amministrazione a entrare nel dettaglio delle scelte, cioè dei moltissimi piani di trasformazione previsti e dell’assoluta assenza di un progetto per il nucleo antico. E qui va detto che il nucleo antico di Cantello è ormai quello di una città fantasma dove la gran parte degli edifici sono vuoti e addirittura, in qualche caso, pericolanti. Com’è possibile non pensare a nessun tipo reale di intervento?

Altro dettaglio da notare: nello scrivere il programma nel 2009 c’eravamo posti molto seriamente il problema di come favorire la partecipazione dei cittadini alla stesura del PGT, esaminando anche piani di comunicazione fatti da altri comuni e strategie per ottenere la massima partecipazione. Avevamo contestato, tutti d’accordo, la procedura di consultazione avviata dall’amministrazione precedente, ritenendola carente e inefficace.

All’avvio però della nuova consultazione l’amministrazione Vincenzi non fa altro che aggiungere ai suoi verbali quelli della precedente consultazione, senza ripeterla, senza fare informazione capillare o attuare altre iniziative. Difendendosi dall’accusa di avere tradito l’impegno i responsabili dichiarano che non c’è stato tempo, che molte ipotesi sono sorte all’ultimo momento e altre cose simili.

Fa quasi tenerezza notare a questo punto che non si accorsero nemmeno che alcune delle ipotesi “arrivate all’ultimo momento” erano contenute in file pdf del Comune databili con certezza (dai metadati) al 2010, cioè a due anni prima.

Inevitabile arrivare alla rottura, le tre associazioni quindi si incontrano un’ultima volta per definire un parere comune al PGT; questo parere comune è ancora oggi visitabile sul sito dell’Arci Name Diffusion, visto che fu poi presentato da questa sola associazione (link).

Perchè presentato solo da Name Diffusion? molto semplice: al termine della riunione il sottoscritto ne redige il verbale e lo inoltra agli altri partecipanti con questa nota che copio dall’email originale:”a tutti: le parole sono importanti ma io non sono affezionato alle mie, il documento si può stravolgere e, anzi, raccomanderei che fosse stravolto e considerato solo una primissima bozza”.

Nessuno stravolgimento invece, nessuna modifica alla bozza in quella sede perché uno degli assessori della giunta, intervenuto come semplice socio di una delle Associazioni partecipanti, aveva già scritto la sua osservazione, curiosamente benevola, curiosamente centrata sull’eliminazione di alcuni aspetti la cui eliminazione era già stata decisa.

Un’altra associazione si ritirerà a breve dietro pressioni analoghe, Arci invece verrà convocata per un ultimo incontro che si rivelerà però molto meno dialogante dei precedenti, a tratti il sottoscritto deve ammettere di essersi sentito sotto processo, se non minacciato almeno intimidito, con tanto di ripetuta citazione distorta di frasi pronunciate in precedenza.

Si procede allora alla presentazione del parere all’ultimo momento disponibile; anche se i documenti finali verranno pubblicati settimane dopo sono ancora i metadati a tradire: le osservazioni si potevano presentare fino alle 12, il documento finale in pdf è stato chiuso alle 16, nemmeno una pausa pranzo per valutare i pareri ricevuti. Non interessavano, non contavano nulla. Non male per un’amministrazione sorta avendo come cavalli di battaglia trasparenza e ambiente.

Ovviamente quel documento rimane senza risposta, nemmeno di cortesia, una cosa peraltro che non mi è mai capitata, in nessun comune e con nessuna amministrazione.

Arci comunque decide di proseguire la battaglia almeno sull’informazione e chiede la sala del consiglio comunale, abitualmente concessa gratuitamente alle associazioni, per far tenere una lezione ad alcuni esperti: il tema è il consumo di suolo, si parla di Cantello ma anche di altri comuni e, ciononostante, la coda di paglia è troppo lunga per non venire a sbattere: l’amministrazione tarda oltre un mese prima di comunicare la disponibilità della sala, rendendo così impossibile la pubblicità dell’evento, quando la concede chiede il pagamento di 130 euro, non poco se si considera che chiunque altro la ottiene gratis.

La vicenda, sostanzialmente, si chiude qui, il resto sono note di colore. Spero però di avere chiarito come mai, dopo avere avuto la schiena ridotta a un puntaspilli dal numero delle metaforiche pugnalate io non mi fidi più di questi personaggi, si tratta certamente di un giudizio personale ma anche politico: chi ha bisogno di capri espiatori e agisce in modi così poco trasparenti difficilmente lo fa con una persona sola; per il merito del piano poi basta leggersi il parere.

Oggi, ancora, mi si accusa di essere grillino o di voler solo criticare: ovvio che a uno non resti altro che la critica dopo che ogni proposta è stata respinta con arroganza ma credo che la mia storia personale parli abbastanza per rispondere a tali accuse, chi non se ne rende conto non mi conosce e posso quindi scusarlo. Chi invece finge di non rendersene conto salvo poi ancora contare sul mio aiuto quando ci sono campagne da sostenere va valutato a parte.

Da ultimo vorrei dedicare un minimo di spazio anche a qualche nota di colore: la lista aveva 5 anni fa un sito, oggi non ce l’ha più perchè non hanno più qualcuno che glielo faccia gratis (ero stato io) ma forse anche per non avere molto da dire visto che, a pochi giorni dal voto non s’è ancora visto un manifesto.

Hanno invece una pagina facebook che ha iniziato la campagna con già 150 fan perchè gliel’avevo fatta sempre io, 5 anni fa e quando abbiamo rotto politicamente, invece di cancellara o usarla per esprimere i miei punti vista, gliel’ho consegnata (prego, non c’è di che).

Niente da fare invece sulle riconsegne in senso inverso: 5 anni fa Arci Name Diffusion aveva raccolto fondi per la campagna elettorale, visto come ci hanno trattati gliene abbiamo chiesta indietro una “quota parte”, 750 euro. Recuperabilissimi anche solo utilizzando il piccolo gettone che almeno gli assessori hanno.

Nessuna risposta ovviamente, i signori non parlano di cose volgari come il danaro, specialmente quando non è il loro.

Nota: cari consiglieri e assessori che leggerete: se volete precisare fatelo, se potete. Se volete arrabbiarvi, affari vostri, io vi do solo un consiglio: se la discussione vi infastidisce o toglie serenità ci sono modi di passare il tempo diversi dalla politica, mi dicono che le collezioni di francobolli diano grandi soddisfazioni.

Edit del 9 maggio: ho scritto questo pezzo qualche mese fa, ho poi adattato pochi punti alle cose più recenti, del resto non è cambiato molto, vorrei scrivere qualche dettaglio sulle proposte che ancora si possono avanza e in particolare sull’idea che sia venuto il momento di pensare alla fusione di Cantello in un nuovo comune con altri vicini, ma questi sono temi che richiederebbero tempo che in questi giorni non ho. Spero di trovarlo quanto prima

recensioni: Contagion

Contagion è il primo dei film presentati a Venezia a sbarcare nelle sale (seppur già seguito, in pochissimi giorni, da diversi altri).

Diretto da Steven Soderbergh vanta un cast notevole: Matt Demon, Kate Winslet, Gwinet Palthrow, Jude Law… un cast che sarebbe costato un centinaio di milioni di dollari solo un paio d’anni fa ( sì, in effetti, oggi costano meno tutti quanti, tranne forse la Winslet).

contagion

contagion

La trama è essenziale: scoppia una pandemia, in breve tempo il virus si rivela temibile (fortissimamente contagioso, uccide un malato su tre).

La Palthrow è il paziente zero e la prima vittima ma rimane nel film fino alla fine, a ricostruire la sequenza di flashback che arriverà a descrivere a ritroso il percorso di nascita dell’epidemia.

gli altri invece sopravvivono almeno per una parte della tragedia mondiale ci mostrano la loro paura, le difficoltà di convivere con l’epidemia che, ovviamente, porta con sè anche il caos sociale, i saccheggi, la violenza diffusa, la miseria.

Trama a parte va segnalato lo scrupolo del regista di costruire un quadro scientificamente credibile che faccia emergere la paura dalla credibilità dei fatti: risultato raggiunto solo parzialmente perché in alcuni momenti il film perde ritmo e diventa verboso, l’identificazione dello spettatore si attenua e si finisce col sentire più la noia che la paura.

Inoltre, seppure per contrasto, sono in fondo anche abbastanza visibili le implausibilità della ricostruzione, ad esempio: una volta trovato il vaccino ci vuole un anno per vaccinare tutti i cittadini sopravvissuti negli USA, altamente implausibile perché, una volta sviluppato un vaccino, produrne 6 miliardi di dosi in una condizione in cui l’industria farmaceutica non farebbe altro, sarebbe affare di un paio di mesi al massimo.

Interessante invece il personaggio di Jude Law, fgura di complottista che si approfitta dell’epidemia diffondendo voci sulla sua origine militare e propagandando rimedi naturali, figura nuova in questo genere catastrofista, funziona abbastanza anche se la sua resta una storia di contorno

09.11

Con un giorno di ritardo, ricordo anch’io il decennale dell’11 settembre, quando appresi la notizia, ricordo, ero in biblioteca a Varese; curiosamente non ricordo cosa stessi leggendo o studiando, mi arrivò un sms dell’Ansa, con scritto del primo aereo. Pensai a un incidente e anche quando, pochi minuti dopo, arrivò lsms del secondo aereo impiegai un po’ a realizzare la gravità dell’accaduto. Il resto del ricordo sarebbe uguale a quello di tanti altri.

Vorrei chiarire che non credo, nè ho mai creduto, alle ricostruzioni alternative dell’attentato, credo ci siano ancora cose da chiarire ma penso che la dinamica sia fuori discussione.

Invece ci sarebbe molto da dire su ciò che accadde dopo, dalle guerre agli attacchi ai diritti civili, alle speculazioni politiche in particolare del peggior presidente della storia USA e dei suoi alleati.

Per chi non l’ha visto linco qui Fahrenheit 911 che resta uno dei migliori commenti

Sacconi, Eluana e le suore

Innanzitutto mi scuso e segnalo che il video che segue è sconsigliato ad un pubblico sensibile.

Lo pubblico e raccomando di vederlo (dura solo 33 secondi) perché lo considero istruttivo.

Dunque cosa ci fa capire questo pezzo di crisi da basso impero? considerazioni sparse:

1) il signor ministro, lo stesso che voleva immolare i diritti dei cittadini sulla pelle di Eluana Englaro per ragioni confessionali, ritiene utile fare una battuta blasfema e pensa basti scusarsi prima per essere a posto (radici cristiane? morale cattolica?)

2) il signor ministro non si accorge nemmeno che la battuta non è grave perché blasfema perché tende a dipingere le donne secondo la logica: “ti hanno stuprata, qualcosa avrai fatto….”

3) il signor ministro tende a presentare, nella sua metafora, quello che il governo ha fatto al sindacato come uno “stupro”… come si fa a chiedere le dimissioni di uno così? per diminuita capacità mentale forse…

4) il signor ministro un tempo era socialista, io sono socialista ancora e questi personaggi[omissis, vediamo di evitare querele]

5) Bonanni, a fianco, sta semplicemente ad ascoltare, in attesa del posto da deputato che avrà a fine mandato, intanto la base della CISL non mi sembra molto in linea con lui ma no problem: eletto col PDL, in caso di bisogno, ci metterà poco a passare al Pd o all’Udc

Here comes trouble

Here comes trouble

Esce il 13 settembre negli USA (in vendita comunque in tutto il mondo attraverso un paio di negozi online) il nuovo libro del regista Michale Moore “Here comes trouble”.

A differenza dei precedenti non si tratta di un saggio umoristico, simile al genere mockumentary che lo ha reso famoso al cinema.

In questa nuova opera Moore si esprime attraverso la narrazione con 24 racconti autobiografici che fanno dire all’autore che si tratta del più personale dei suoi libri.

Ovviamente non l’ho ancora letto ma conto di procurarmene una delle primissime copie e recensirlo più compiutamente entro qualche settimana, intanto, giusto per ricordarne la prosa e segnalare un suo articolo di cui fui il traduttore italiano eccovi il link di “vai e prendili tutti George”, uscito su Il Manifesto e ripreso qui (testo inglese e italiano a seguire) da Indymedia Svizzera

Mi scrive l’FBI

Segnalavo qualche tempo fa l’interessante proposta d’affari giunta via email dal figlio di Gheddafi che, devo aggiornare i lettori, non si è purtroppo concretizzata in ulteriori contatti (sospetto che Saif Al Islam eviti di mandare email mentre è in fuga).

Nel frattempo però ricevo un interessante messaggio dall’FBI che mi comunica che molti malfattori mandano email a caso spacciandosi per ricchi africani, lotterie, servizi postali e altro ancora (Istituzioni di polizia?).

FBI

Gli agenti FBI che mi hanno scritto

Ora pare che la loro Cyber Crime Division abbia scoperto che dietro queste email ci sono truffe che hanno permesso il furto di somme di danaro definite oltraggiose.

L’FBI, con comprensibile tatto, non dice necessariamente che io sia stato truffato ma mi comunica di avere negoziato per conto mio un rimborso che il ministero delle finanze mia pagherà tramite VISA, di 850.000 dollari… purtroppo, mi comunicano con rincrescimento, la carta di credito su cui me li depositeranno (tipico pagamento da ministero) avrà un tetto di spesa di 3000 dollari al giorno ma, insomma, è colpa mia che mi sono fatto fregare quasi una milionata quindi devo pure portare pazienza.

Ah, già che ci siamo, mi chiedono intanto 180 dollari per le spese di cancelleria, poi sarò contattato per “ulteriori adempimenti”.

Nessun commento, a parte il fatto che qualcuno probabilmente ci casca pure, almeno se li studino meglio o sarò io che sono finito nella lista dello spammer più stupido dell’emisfero?

locarno 2011

locarno 2011

Come ogni anno, qualche settimana dopo la chiusura del festival, inizia per i film protagonisti la tournè dei film premiati, apprezzati o semplicemente preferiti dal pubblico o da particolari istituzioni.

Va sicuramente segnalata perché non tutte queste opere troveranno la strada della distribuzione internazionale e quindi può trattarsi di una ghiotta occasione per recuperarle possibilmente vicino a casa.

Si parte da Milano dove “le vie del cinema 2011″ propone dall’8 all’11 di settembre Super8, Abrir puertas i ventanas (il vincitore), Another Earth, e altri titoli ancora in diverse sale, il programma completo si trova qui

A Roma la rassegna è già partita e comprende esattamente gli stessi titoli, (qui il programma) mentre a Lugano si parte nel successivo fine settimana ma si segnalano scelte diverse, come Bachir Lazhar e “l’estate di Giacomo” (il programma è qui )

Per le rassegne di Parigi, Ginevra e New York invece vi rimando al sito ufficiale www.pardo.ch