Continuo la mia rubrica dei film “persi” a Locarno, questo a me era piaciuto moltissimo e, almeno, è disponibile in Home video su amazon (metto il link di seguito)
(in origine pubblicato qui)

A few kilo dates for a funeral

A few kilo dates for a funeral

CHAND KILO KHORMA BARAYE MARASSEM-E TADFIN
Qualche chilo di datteri per un funerale, Iran 2006, di Saman Salour
La prima frase del film ne costituisce il titolo e introduce un cortometraggio in bianco e nero che si candida alla vittoria nella sezione “cineasti del presente”.
Saman Samour, classe 1976, non è un esordiente ma si dichiara felice di presentare il film a Locarno dichiarando di avere avuto per lungo tempo, da ragazzo, un poster di Piazza Grande appeso in camera.
Sincerità o piaggeria? non lo sappiamo ma non ci importa più di tanto di fronte al valore del film che propone.
Un bianco e nero a fortissimo contrasto introduce la realtà lunare di un villaggio di montagna dell’Iran, e di una disperata stazione di servizio nelle vicinanze, presidiata da due dipendenti resi virtualmente disoccupati dalla deviazione della strada su cui sorge l’impianto.
Solo due clienti si vedono ogni tanto: il becchino che va in cerca di cadaveri sepolti dalla neve e un postino che sfrutta l’amore immaginario di uno dei due eremiti per farsi pagare cifre sempre crescenti per consegnare lettere d’amore a una donna che non risponde mai.
Una storia di isolamento e follia che trova l’apice in un finale che condanna alla disperazione uno dei due protagonisti mentre riapre uno spiraglio di futuro all’innamorato non corrisposto.
Non casualmente l’unico uomo che sembra avere un rapporto positivo con la vita è proprio il povero becchino ambulante, costretto a un lavoro ingrato, isolato da una comunità che forse lo considera portatore di sventura, riesce pur sempre a salvare chi poteva essere salvato e a mettere nudo la follia di chi aveva perso del tutto il contatto con la realtà.
Un film ironico, commovente, profondo nell’analisi e nella ricerca:” un’idea che mi portavo dentro fin dai tempi della scuola, un film a cui ho pensato per tutta la mia carriera sperando di poterlo un giorno realizzare”, le parole del regista che ha, nel migliore dei modi”rinnovato lo storico rapporto tra Locarno e il cinema iraniano, cementato in decenni di rapporti e collaborazioni” come ha chiosato Frèdèric Maire.

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